martedì 9 aprile 2013

Agostino e il libero arbitrio




Dio, che ti ha creato senza di te, non può salvarti senza di te
[Sant'Agostino, Sermo CLXIX, 13]



Agostino di Ippona è giustamente passato alla storia come il “dottore della Grazia” ma il suo pensiero è stato spesso frainteso nel corso della storia. Il caso più eclatante è quello di Lutero e Calvino, i padri dello scisma protestante, che pretendevano di poggiare proprio su Agostino la loro negazione del libero arbitrio. Il grande vescovo aveva, infatti, insistito molto sulla predestinazione e da qui l’equivoco più o meno voluto. Tanto che questo errore circola ancora in molti ambienti specie protestanti, dove si gongola solo all’idea di poter opporre all’ortodossia niente di meno che un padre della Chiesa. 



Agostino e il fatalismo 



In realtà, Agostino ha lottato per tutta la sua vita contro il fatalismo: in tutte le sue forme. Basta scorrere l’elenco delle sue opere, già subito dopo la conversione polemizzò con i manichei proprio sul libero arbitrio che essi negavano. Opponendosi anche al fatalismo astrologico, filosofico e teologico. Per questo un grande studioso del suo pensiero come Agostino Trapè lo ha significativamente definito anche come il “dottore della libertà”, per quanto sia andato incontro ad una curioso destino: 


 La sorte strana è questa: un uomo come lui, che aveva difeso con tanta convinzione e tenacia la libertà umana contro ogni forma di fatalismo, e non solo nella controversia manichea, ma anche nel bel mezzo di quella pelagiana 55, è accusato di fatalismo. Ad accusarlo furono i pelagiani e i semipelagiani, e sono i moderni critici. Perché? Per la sua dottrina della grazia, in particolare per la difesa della gratuità di essa. L'affermazione che la salvezza è un dono di Dio è parsa a molti un ritorno al fatalismo. Così i pelagiani sostennero che Agostino difendeva il fato sotto il nome di grazia: sub nomine gratiae ita fatum asserunt... 56. Enunziarono poi l'affato: si compie per fato ciò che non si compie per merito. " E' vostra, non nostra, la sentenza - scrive Agostino - fato fieri quod merito non fit " 57. La stessa accusa, e in sostanza per la stessa ragione, presso i semipelagiani 58. La stessa presso i moderni critici 59. Altri poi, i predestinaziani, hanno preso per buone queste accuse e le hanno trasformate in lodi. 



La predestinazione



In diverse opere, Agostino ha parlato della predestinazione in un modo che effettivamente potrebbe ingannare chi adotta un approccio semplicistico. Un approccio particolarmente inadeguato considerate la complessità e la vastità del pensiero agostiniano. La prima cosa da tenere presente è l’occasione per cui ciascuna opera è stata scritta e la controversia in cui è nata. Agostino infatti sostenne molte dispute e con avversari del tutto diversi, è ovvio che con chi – come i pelagiani – negava il valore della Grazia puntando tutto sul libero arbitrio lui insistesse invece sulla gratuità della salvezza. Così che, oggi come allora, chi isola quelle pagine dal resto del suo pensiero finisce per fraintenderlo. Perché se quelle affermazioni possono piacere ad un predestinazionista, resta il fatto che Agostino non le intendesse affatto in contraddizione col libero arbitrio. Infatti, come ha ricordato ancora Agostino Trapè, l’Ipponense non ha mai negato l’universalità della salvezza. Per cui i critici moderni


Non hanno considerato abbastanza che il vescovo d'Ippona ha presenti le diverse facce, apparentemente opposte, del problema e insiste sui punti che gli son parsi, secondo la fede e i principi inconcussi della ragione, essenziali. La sintesi che ci ha offerto non sacrifica la libertà alla grazia, né l'universalità della redenzione alla predilezione di Dio verso gli eletti, né, infine, la responsabilità del peccatore all'esaltazione della misericordia divina nei giusti; ma le afferma e difende ambedue, nonostante la difficoltà di coglierne l'intimo nesso. 
(A proposito di predestinazione: S Agostino e isuoi critici moderni)


Il libero arbitrio



Come abbiamo visto in un altro post, quella del libero arbitrio è una verità di fede professata dalla Chiesa fin dalle origini. E’ certo che Agostino non l’abbia mai negata per il semplice fatto che lui stesso, nelle Retractationes, ci dà conto di tutti i suoi cambiamenti d’opinione. Secondo una certa vulgata Agostino avrebbe creduto nel libero arbitrio solo inizialmente, anche per reazione contro il determinismo manicheo, per poi giungere – durante la controversia pelagiana – alla fede in una predestinazione assoluta. In realtà, il libero arbitrio non compare tra gli argomenti sui quali il grande pensatore avverte di aver cambiato idea. Anzi, Agostino volle riaffermare questa verità in una delle sue ultime opere.


De gratia et libero arbitrio



Come si capisce già dal titolo, è un’opera specifica sull’argomento e rappresenta la parola definitiva di Agostino. Essa risale infatti al 426 (il Nostro è morto nel 430) ed è quindi posteriore alla controversia pelagiana (cfr. la Cronologia). È un’opera fondamentale perché, in un certo senso, Agostino interpreta se stesso e chiarisce il suo pensiero in maniera definitiva. Come si legge nel prologo, l’opera è indirizzata proprio a chi non riesce a conciliare l’azione della Grazia col libero arbitrio finendo per negare l’una o l’altra: quando in realtà sono entrambe verità di fede. Per Agostino, infatti, il libero arbitrio è chiaramente insegnato nella Scrittura, anche perché altrimenti i peccati non sarebbero imputabili all’individuo. Inoltre esso appare evidente dall’espressione stessa dei precetti divini che insistono sempre sulla volontà dell’uomo: “non voler respingere i consigli”; “non voler dimenticare la legge”; “chi vuol venire dietro a me rinneghi se stesso” ecc…per cui


…certamente quando si dice: Non volere questo o non volere quello, e quando negli ammonimenti divini a fare o a non fare qualcosa si richiede l'opera della volontà, il libero arbitrio risulta sufficientemente dimostrato. Nessuno dunque, quando pecca, accusi Dio nel suo cuore, ma ciascuno incolpi se stesso; e quando compie un atto secondo Dio, non ne escluda la propria volontà. Quando infatti uno agisce di proprio volere, è allora che bisogna parlare di opera buona ed è allora che per quest'opera buona bisogna sperare la ricompensa da Colui del quale è detto: Renderà a ciascuno secondo le sue opere 35.
(De gratia et libero arbitrio)


Detto questo, però, non bisogna esagerare. Agostino ricorda infatti che “il libero arbitrio richiede il soccorso della Grazia” perché – come diceva san Paolo – l’uomo ha la facoltà di scegliere il bene ma separandosi da Dio ha perso la capacità di attuarlo (Rom 7, 14, 24). Niente a che fare, quindi, col servo arbitrio di Lutero per cui l’uomo è una bestia che può essere solo montata e non può nemmeno scegliere da chi (cioè da Dio o da satana). Come se il peccato originale avesse completamente e irrimediabilmente (anche per Dio) distrutto la natura umana, e non semplicemente ferita (le cose di Dio sono indistruttibili).



Conclusioni


La Grazia e il libero arbitrio non sono quindi in contraddizione perché interagiscono insieme nell’uomo, anche se la prima ha un ruolo evidentemente prioritario: la Grazia spinge la volontà al bene, ma non la forza né l’annulla. Le modalità esatte di questa interazione sono un mistero che Agostino attribuisce all’imperscrutabilità divina. Superati gli equivoci, non si può non concordare con Agostino Trapè che oltre ad essere il “dottore della Grazia” l’Ipponense merita anche il titolo di “dottore della libertà”. 



Leggi anche:

Sul libero arbitrio

Sul De Gratia et libero atrbitrio di Agostino



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